
“LOLO”
Giovane dell’ A.C., scrittore e giornalista, Invalido,
non-vedente, in una sedia a ruote per 28 anni.
DUECENTO GIORNALISTI CHIEDONO AL. PAPA LA CANONIZZAZIONE DI UN COLLEGA (Zenit 11 di settembre 2002)
Manuel Lozano Garrido, Lolo, giovane dell’ A.C., scrittore e giornalista, invalido, non-vedente, in una sedia a ruote per 28 anni.
Quando si presento’ a Madrid la biografia di Lolo, il Cardinale Javierre diceva: “ Conoscendo la predilezione che il Papa nutre per i giovani e i malati, possiamo solo immaginare la gioia che provera’Giovanni Paolo II nel dar la benvenuta a Lolo,che fa il suo ingesso nella congregazione dei Santi”. Continuava dicendo: “ Non e’ difficile immaginare l’ allegria che avra’ Giovanni Paolo II vedendo un invalido montare la gloria del Bernini. Conviene che la congregazione dei Santi converta le scale in rampa. Non esistono precedenti di una salita in sedia a ruote. Per questo mi piace pensare che la Provvidenza divina ha riservato a Lolo il privilegio di un simile primato”.
1-Chi e’ Lolo?
Lolo era un giovane dell’A.C. Nacque a Linares (Jaen-Spagna) nel 1920. A 22 anni una paralisi progressiva lo fece sedere en una sedia a ruote. La sua invalidita’ fu totale. Negli ultimi nove anni perse pure la vista.
Lolo era un giovane seclare, un cristiano che si prese sul serio il Vangelo, o come diceva Martin Descalzo di lui: “ Si dedicava a essere cristiano. Si dedicava a credere” .
Predeva tanto sul serio il Vangelo che un giorno una persona (Fr.Robert de Taize’) ando’ a casa sua. Lo vide. Ascolto quello che diceva. Guardo’ quel corpicino aggomitolato. Prese la piuma e scrisse sullo schermo della lampada che illuminava dall’angolo il tavolo dove Lolo lavorava : “ Lolo sacramento del dolore”.
Questo giovane dell’A.C., che mantenne l’ allegria perpetua nel suo sorriso permanente, “ uomo sofferente” e nello stesso tempo seminatore di allegria in cemtinaia di giovani e adulti che si avvicinavano a lui cercando un consiglio, possedeva un segreto: ( “ il segreto di Lolo”, e’ il titolo della biografia scritta per l’infanzia da Blanca Aguilar).
2- Qual e’ il segreto di Lolo che gli faceva vivire con allegria il dolore? ( “ l’allegria vissuta nel dolore”, biografia di Lolo)
Lolo e’ stato un giovane amante dello sport e della natura; felice da bambino e piu’ ancora nei giochi della gioventu’ quando inizio’ a aprirsi alla vita, a desiderare “divorare” apostolicamente il mondo.Si formo’ come apostolo nel centro dei giovani dell’A.C. di Linares negli anni ’30. “L’A.C. era tutto per lui”.
Nell’A.C. imparo’ a amare Nostra Madre Maria. Su di Lei srivera’ bellissime pagine piene di tenerezza e amor filiale durante 28 anni de scrittore e giornalista invalido.
Nell’A.C. coltivo’ il suo fervore per l’Eucaristia che marco’ tutta la sua vita. Restano gli scritti sulla Festa del Corpus Domini o sul Giovedi’ Santo o sul Sacerdozio. Quando resto’ paralitico- nel balcone della sua casa, situato propio di fronte alla Parrochia di Santa Maria di Linares, dove fu battezzato e dove adesso riposano i suoi resti mortali- faceva una pausa nel suo lavoro di srittore paralitico e diceva: “ Adesso- faccia a faccia con il tabernacolo- mi metto a scrivere un paragrafetto”
3- La esperienza eucaristica di Lolo, che nel periodo dell’ adolescenza lo converti’ in un nuovo “Tarciso” che portava con se l’Eucarestia clandestinamente durante la guerra, si fece in lui piu’ profonda quando passo’ la notta intera del Giovedi’ Santo in prigione adorando il Signore nel Santissimo sacramento che era passato occulto in mezzo a un mazzo di fiori.
L’Eucarestia tocco’ a Lolo fino in fondo . Lo descrive molto bene Martin Descalzo: Messa in casa di Manolo! Gia’ che Lolo che aveva scoperto cosa significa l’eucarestia per la Chiesa e nella vita di ogni cristiano, non potra’ stare un giorno senza “ la tavola rotonda con Dio”; Questo e’ il titolo di uno dei suoi libri. L’Eucarestia e’ per Lolo la forza nella debolezza e allegria nel dolore, fonte della sua inquietudine apostolica e della sua piuma.
4-L’Apostolo.
Lolo, giovane apostolicamente compromesso in un’epoca difficile e incluso di persecuzione religiosa, ricorse diversi paesi come propagandista dell’A.C.; non dubito’ in lanciarsi a evangelizzare dalla radio; si innamora di Cristo e Gli dice: “ un prestito: lasciami il tuo cuore…. Non per egoismo di realizzarlo tutto facilmente e senza sforzo, ma per poter compiere bene il dovere di amarti a tua misura ”, come dice in “ Le rondini non sanno mai la ora” un altro dei suoi libri. Lolo, inquieto e camminante, riceve la visita del dolore: “ Apparentemente il dolore cambio’ il mio destino radicalmente. Lasciai le aule, il mio titolo, fui ridotto alla solitudine e al silenzio. Il giornalista che volli essere non entro’ a Scuola; il piccolo apostolo che sognavo poter diventare, smise di camminare per i quartieri; il mio ideale e la mia vocazione, pero’, li ho ancora davanti, con una pienezza che mai avevo potuto sognare”. Cosi’ scrive in “Lettere con il segno della croce”.
5-L’invalido.
Questo apostolo dell’A.C. riceve da parte di Dio “la vocazione di essere infermo”: “La mia professione di invalido”. A causa della sua malattia giorno dopo l’altro perdeva sempre di piu’ il movimento. Il suo corpo si converte in un cumolo di ossa dolenti; mai si lamentava o parlava di se stesso. Quando perde il movimento della mano destra, impara a scrivere con la sinistra. Quando si paralizza pure la sinistra, detta al magnetofono e cosi si converte in scrittore e giornalista senza riposo su una sedia a ruote.
6-Scrittore e giornalista.
Esistono due aneddoti che non voglio omettere. Quando ancora poteva muovere un poco le dita gli regalano una macchina da scrivere. Cual e’ stata la prima cosa che ha scritto? : “ Signore, Grazie. La prima parola, il tuo nome; che sia sempre la mia forza e l’anima di questa macchina… Che la tua luce e la tua trasparenza stiano sempre nella mente e nel cuore di tutto quelli che lavoreranno con lei, affinche’ tutto cio’ che si faccia con lei sia nobile, puro e pieno di speranza.”.
Quando riceve il permesso per celebrare la messa sulla sua “tavola rotonda” fece questo gesto con tutto il cuore: “ Porta qui la macchina da scrivere” – Adesso! Perche?- “Si’ ; di corsa e mettila sotto il tavolo, in modo che il tronco della croce di Gesu’ si conficchi nella tastiera e li’ faccia radici” .
Le radici! Come presero nella sua vita e quanto frutto dettero!
7-“SINAI”.
Dal suo posto, immobile, dalla sua sedia a ruote, Lolo si converte in giornalista e scrittore. C’e’ di piu’, fonda una opera pia: “Sinai, un gruppo di preghiera per la stampa” 12 infermi con un monastero di clausura si prendono cura della “ attenzione spirituale di un concreto mezzo di comunicazione sociale e cosi fino a 300 infermi incurabile che Lolo riunisce, sostiene attraverso della rivista mensile che scrive per loro. In questo modo- come Mose’ che prega con le braccia aperte nel Sinai per aiutare Israele- tutti questi infermi che “non possono alzare le braccia ne’ camminare con i propri piedi” si convertono in appoggio cristiano e apostolico per i giornalisti.
Per questo ha potuto scrivere il “Decalogo dei giornalisti” e “La preghiera per I giornalisti”, perche’ Lolo e’ stato un giornalista cristiano dalla doppia vertente: perche’ parlo’ di argomenti religiosi, “ bene e chissa’ meglio’ “ perche seppe parlare di tutto e di qualsiasi cosa dal punto di vista della dottrina della Chiesa, della fede; miniere, urbanismo; scuola, monocoltivo e agricoltura; cronaca della citta’ o l’evoluzione dell’universo…
8-Un infermo che lavorava ogni giorno.
Lolo si fa “giornalista e scrittore”. “ Guadagno il pane con il sudore della fronte”, dice quando riceve uno dei multipli premi letterari. Scrive 9 libri di spiritualita’, diari, saggi, una novella autobiografica, e centinaia di articoli nella stampa nazionale e provinciale… Lolo e’ lavoratore dolente e infermo che lavora senza pausa. Nella sua vita si mescola, un anno dopo l’altro, in una unica treccia il duro lavoro e la malattia acuta. Nella sua vita, come in un grande segreto, si puo’ incontrare la pieta’ mariana e l’eucarestia, da cui nasce un amore appassionato per la Chiesa e un apostolo sin-riposo “senza muoversi dalla sieda a ruote”.
9-Il suo amore per la Chiesa.
In Lolo, per finire dobbiamo dire, si sviluppo giorno dopo giorno amore per la Chiesa nel momento in cui la Chiesa “ stava in Concilio” . Con che interesse “leggeva”, gia’ non-vedente, ascoltava la cronaca e le riflessioni dei Padri e dei Teologi del Vaticano II e con che profondita’ penetro’ nello spirito conciliare!
10- Allegria contagiosa.
Nella sua vita entro poco a poco il valore del dolore come accettazione nella pace e nella gioia dei piani di Dio. In quel momento la sua vita, il contatto con la gente, si converti’ in allegria contagiosa. Ai piedi della grotta di Lurdes, Lolo pellegrino-infermo, dice alla Signora: “ Ti offro l’allegria, la benedetta allegria”. La Signora semino’ e moltiplico’ in lui il seme dell’allegria, del buon umore, che lui trasmetteva a chi si avvicinava alla sua sedia a ruote.
11-Lo straordinario vissuto con normalita’.
In Lolo crebbe una dimensione della sua vita che fu fare lo straordinario (che erano quei grandissimi dolori della malattia; il suo medico gli diceva: “sei l’infermo grave che gode della migliore salute”), fare che quello straordinario sembrasse “ordinario” per la normalita’ della rutina con cui viveva quelle circostanze terribili. Lo straordinario di Lolo e’ stato che combio’quella situazione cosi’ dura in una “apparente” normalita’. Viveva come se fosse un uomo sano e forte ! Era un Giobbe sel secolo XX.
Il 3 di novembre del 1971.
La sua vita si spense il 3 di novembre del 1971. Era il giorno di S. Martino di Porres, “Fra Scopa”, il santo che era cresciuto in santita’ in un angolo del convento, come Lolo che aveva vissuto tutta la vita nel metro quadrato che occupa la sua sedia a ruote.
Mentre io,sacerdote, che ho avuto la gioia di star 9 anni vicino a lui, accanto a lui pregavo con lui il Padre Nostro e dicevo con lui a Maria Santissima:”prega per noi peccatori adesso e nell’ora della nostra morte”. In quel momento si fermo’ il suo cuore “che non gli entrava nel petto” come diceva sempre il medico quando lo ascoltava.
Dodici anni prima, lo stesso 3 di novembre Lolo aveva scritto :” Oggi il giorno sa a banchina ferroviaria, quando arriva il treno e scende un amico che e’ molto tempo che non vedevi. Tu gia’ ti sei seduto qui vicino alla mia sedia, e io ti abbraccio effusivamente…..”. ( Cosi scrisse nel suo libro “Dio parla tutti I giorni”). Era arrivato il momento dell’abbraccio effusivo con Dio, che aveva amato e a cui, crucificato dalla croce della sua prolungata e dura malattia, si era offerto come amico.
Coloro che lo ha conosciuto -oggi gia’ sono passati 31 anni dalla sua morte- raccolgono la sua heredita’. Hanno rieditato tutte le sue opere scritte; hanno instituito una associazione canonica che promuove la sua canonizzazione. Avendo conosciuto la sua semplicita’ francescana chissa lui adesso dal cielo guarda e sorrida con umore. Il vescovo di Jaen Don Santiago Garcia Aracil, apri’ e chiuse nel 1994-1995 il processo diocesano di canonizzazione. Dopo la POSITIO sulla vita e virtu’ eroiche del Servo di Dio “Lolo” e’ stata publicata per la Congregazione per la Causa dei Santi. Sembra che perfino Dio si e’ messo nella “tarea”perche’ in questa Congregazione Vaticana gia’ si e’ stampata la documentacione su un possibile miracolo attribuito a Lolo.
Lolo, secolare, giovane del A.C. giornalista e scrittore cristiano, invalido totale e non-vedente, di profondo spirito eucaristico e mariano, figlio amante della Chiesa, felice nel dolore, apostolo e consigliere…. E questa il suo biglietto da visita! „Potra’ subire la gloria del Bernini“ in una rampa per siede a ruote?
(José Luis Martín Descalzo)
Questa lettera non è come le altre.
Non è arrivata per posta e nemmo ha avuto bisogno di francoboli. E` una lettera tanto speciale che mérita conoscere il nome e cognome di coluí che la firma.
Perchè si tratta di una persona che ci lació qualche mese fa e sono riuscito a dire che
la sua lettera mi arriba “dall`altro mondo”.
E` una semplice cartolina. In uno dei fogli di questa lettera ci racconto a che MANUEL LOZANO GARRIDO dopo tanti anni di malatia ormai riposa definitivamente.
Nell`altro foglio c`é una lettera brevissima: soltanto sei righe che contengono l`ultimo
messaggio di MANOLO a tutti i suoi amici.
“ Amici:
Per un po`di tempo non ci vediamo;
vado incontro al Padre;
vi ringrazio che siete stati uniti alla mia morte
como siete stati vicini alla mia sedia a rotelle.
Continuo a essere vostro e vi rinnovo il mio
appuntamento nella gioia.
Città di Lucy.
Ricordatevi che tutto è grazia”
Queste parole sono penetrate nella mia anima come un fulmine di luce.
Ed ho probato vertigine.
Non c´è niente piú profondo che una persona prenda la fede seriamente.
Soltanto con una grande fede si puó parlare della morte con questa ammirevole serenità senza nessuna retorica, staccato gia da tutta la teoria come soltanto puó scriversi alle soglie della vera VITA.
Perché MANOLO é da tanti anni che stá morendo. Nell`anno 1.940, a causa di un reumatismo articolare fù costretto ad accettare progressivamente la perdita di quelle espresioni
(della vita), necessarie e vitale per vivere, fino ad arrivare a una paralisi e perdita totale della
vista.
Però dalla sua sedia a rotelle scrisse e pubblicò 9 libri, centinai di articoli, e favole; per
fino organizó e diresse una rivista per gli ammalati.
Io lo conobbi quando gía era completamente paralizzato.
Mento, ancora le rimaneva un movimento.
Uun movimento minimo: con il dito pollice poteva azionare il tasto di un registratore
dove dettava i suoi libri e pensieri che dopo Lucy, sua sorella, la sua segretaria, la sua seconda anima transcriveva nel foglio per la sua pubblicazione.
Ricordo che un giorno entranto nella sua stanza dissi: “¡SALVE MANOLO!”, mi rispose
“ QUESTA VOCE IO LA CONOSCO”. Infatti; aveva ascoltato una mia predica trasmessa tre
anni fa.
Ma Manolo era un archivio vivente di tutto: delle voci, delle idee, dei pensieri.... la sua prodigiosa memoria lo riteneva tutto. Mi recitò frammenti di un mio articolo pubblicato otto anni fa e di cui io non ricordavo nemmeno che esistesse. E cieco come era, riusciva a conservare, come in una fotografia, tutto quello che aveva visto negli anni di luce.
“ Cerca, diceva alla sua sorella, nella cartella blu nº 4, verso la metá si trova un articolo del “YA” a tre colonne dove si parla della morte de Giovanni XXIII”.
¡Era ammirevole! Pero soprattutto stupiva la sua costante gioia.
Dio non era per lui un racconto, certamente. Credere ed essere cristiano non erano per lui
un aggettivo secondario. Erano come una professione. Si dedicava a credere e, logicamente, si sentiva gioioso.
La Paralisi non aveva incarcerato la sua anima. Tutto al contrario. ¡ Come si interessava
per il mondo ! ¡ Con quanta passione seguiva la marcia e la vita della Chiesa ! ¡ Come capiva le
sue crisi, ma non si angosciava per esse !. ¡ Era un professionista della speranza !.
La domenica mattina andai al suo paese, Linares, per dare una conferenza. Celebrai la
Messa nella sua casa. Nella piccolissima stanza dove trascorreva la sua esistenza. Appena entrava
il tavolo dell`altare tra il suo letto e la sedia a rotelle.
Lui era davanti a me convertito in uno scheletro; ( appoggiare la mano nella sua spalla era
toccare le sue ossa ).
Rispondeva alle mie parole liturgiche con la gioia di un giovane seminarista. E sentii quasi vergogna di essere io stesso che celebrava cuando Manolo sembrava piú sacerdote di me, soprattutto molto piú vittima.
Pensai che in quella Messa vi erano due altari e due vittime: Cristo era nel pane che io avevo appena consacrato. Era anche in quel corpo rotto per 30`anni di sofferenze felice.
E adesso, ho ricevuto una cartolina che mi parla della sua morte:
“ Per un po` di tempo non ci vediamo,
vado incontro al Padre....
vi rinnovo il mio appuntamento nella gioia...
ricordatevi che tutto é grazia”.
Sí, Manolo. Per te morire non era altro che anticiparti all`incontro con il Padre. Allontanarti un poco, come la distanza del lancio di una pietra dai tuoi amici ai quali vedrai dopo aver varcato la soglia di questa vita all`Altra. Il tuo appuntamento con L´ALLEGRIA ( tu scrivevi “Allegria” con maiuscola ) non è un appuntamento con il divertimento.
Per te, Allegria era una PERSONA, era CRISTO. Avevi assimilato fíno in fondo la serena certezza che “ tutto, é grazia “,che per te era come un regalo quello di vivere senza corpo e vedere senza occhi.
Questa tua morte allegra é stata per me molto importante: perchè siamo arrivati a un punto
in cui i credenti stiamo construendo la Chiesa, vivendo pieni di polemiche e pressioni.
Nel fratempo noi ci inacidavamo, tu continuavi invitandoci all`allegria.
Nel frattempo molti vacillavano e per fino temono per il futuro della fede e della Chiesa, tu sapevi e ripetevi “ tutto è grazia”.
Effettivamente, Manolo,” TUTTO E` GRAZIA”.
La tua vita fu per me una grazia il giorno in cui celebrai la Messa nella tua casa. La tua morte è stata per me un `altra grazia luminosa in questi anni in cui ci ostiniamo nel vedere scuro quello che Cristo ci consegna ogni giorno cosi chiaro.
MANUEL LOZANO GARRIDO
· Nacque a Linares, Jaen, Spagna il 09-08-1920
· Entra nell´Azione Católica nel 1931
· Primo articolo nel Cruzada nel 1940
· Inizio della sua malattia. 1942
· Invalido totales. Sedia a rotelle 1943
· Fonda la rivista SINAI per gli ammalati 1956
· Perde totalmente la vista 1962
· Membro della ONCE, Ottobre 1964
· Tra 1961 e 1971 pubblica 9 libri
· Primo premio BRAVO di giornalismo. 1969
· Figlio prediletto di Linares. 1969
· Muore a Linares il 03-11-1971
· 05-12-94. Inicia el processo di canonizzazione. Jaen.
· 21-04-96. Si chiude il processo di canonizzazione. Jaen
· 27-04-96. Apertura del procceso in Vaticano
Per la associazione promotora della Causa,
Rafael Higueras Alamo,
Dean diella cattedrale di Jaen
Consiglio della associazione. Appartato 208. Tel.34.953.692408
23700 Linares (Espana)
E-mail: amigoslolos@telefonica.net / ww.amigosdelolo.com
Linares, Octubre de 2006